Comunicare quando “non succede niente”

19.04.2026

Da fuori sembra semplice: bando, scadenza, premiazione. In mezzo, però, c'è un tempo lungo. Silenzioso. Quello in cui i racconti arrivano, la giuria legge, e sui canali non succede niente. È esattamente lì che si gioca una parte importante del lavoro.

Da sei anni dirigo il concorso "Prepotto. I racconti dello Schioppettino". E una delle questioni più concrete, ogni volta, è questa: cosa raccontare nel periodo intermedio, quando non ci sono eventi, annunci o risultati da comunicare. Nel nostro caso non c'è neanche un budget per la promozione: i social non sono un supporto, ma il canale principale, l'unico gratuito a disposizione.

Con Carmen Gasparotto abbiamo costruito una linea editoriale che ci permettesse di attraversare quel tempo senza sparire e senza riempire a caso. Non si tratta di "pubblicare qualcosa", ma di dare continuità al progetto.

Abbiamo lavorato su alcuni formati semplici, ma coerenti:
- spunti legati al tema dell'edizione, per entrare nel lavoro di chi scrive;
- presentazione dei giurati, per dare autorevolezza e riconoscibilità;
- video con i finalisti che leggono l'incipit, per riportare la scrittura alla voce;
- interviste, per allargare il racconto senza uscire dal perimetro del concorso.

Funziona? Sì, a una condizione: smettere di pensare in termini di "periodi morti". Quel tempo non è vuoto. È semplicemente meno visibile e va abitato con strumenti adeguati, non riempito per inerzia.

E ogni anno si ricomincia.

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