La Ferrari non basta

16.06.2026
Qualche giorno fa ho sentito proporre un concorso per racconti "scritti dall'Intelligenza Artificiale". Non racconti scritti con l'AI, ma dall'AIEd è una distinzione importante.

Credo che intorno all'Intelligenza Artificiale stia crescendo un grande equivoco: l'idea che lo strumento possa sostituire la persona. Io penso invece il contrario.

L'AI può essere uno strumento straordinario. Aiuta a sviluppare idee, accelera alcuni processi e costringe perfino a ragionare meglio. In molti lavori può diventare un alleato potente. Ma non crea talento dove non c'è. Non sostituisce sensibilità, cultura, esperienza, intuizione o visione narrativa. Non costruisce profondità, stile o capacità critica. Al massimo amplifica quello che una persona possiede già.

Ed è qui che il dibattito pubblico spesso si fa superficiale. Si continua a raccontare l'AI come una specie di magia autonoma, quasi fosse capace di produrre valore indipendentemente da chi la usa. 

Ma il risultato dipende ancora moltissimo dalla persona che sta dall'altra parte dello schermo. Le domande che si fa. Le connessioni che riesce a vedere. Il gusto. L'esperienza. La capacità di capire cosa tenere e cosa scartare.

Per questo continuo a pensare che l'AI non eliminerà le differenze tra le persone. In molti casi le renderà ancora più evidenti.

Guidare una Ferrari non significa automaticamente diventare Hamilton.

Share